Sei mesi di Servizio Civile di Francesca

Quando mi è stato chiesto di scegliere una parola malgascia che potesse raccontare il mio tempo qui, la prima a cui ho pensato è stata mena.

Mena in malgascio significa rosso, ma per me, chesono nata e cresciuta in Salento, è l’intercalare più utilizzato nel mio dialetto: si usa per esprimere stupore e incredulità, ma anche per trasmettere impazienza e suggerire a qualcuno di fare più in fretta.

Qui però, questa parola ha assunto sfaccettature differenti. In questa terra rossa, che ho osservato per la prima volta stupita dal finestrino di un aereo, i miei passi si sono incrociati con quelli di persone speciali. Lentamente, mentre la terra lasciava spazio al verde delle risaie e con l’inizio delle piogge, di quel rosso restavano solo le sfumature nei mattoni delle case e negli appezzamenti verticali sulle colline; man mano che quel rosso non lo vedevo più iniziavo, invece, a sentirne il calore.

Lo percepisco ogni giorno nell’affetto e nell’accoglienza di questo popolo, nei gesti di cura, nei sorrisi, negli abbracci spontanei, nel desiderio di conoscere e farsi conoscere, nella semplice condivisione dei piccoli momenti. C’è una frase che i bambini nei villaggi dicono sempre scherzando a noi volontari: vazaha boramena (gli stranieri/bianchi diventano rossi), riferendosi ironicamente al nostro colorito dopo un paio di ore sotto il sole africano.

Ogni volta che la sento mi scappa un sorriso, perché mi piace pensare che un po’ di questo rosso e di questo calore ci sia rimasto addosso. E così sarà per sempre.